in un momento di così particolare confusione sociale dettatadalla forte crisi economica e politica in cui fluttuiamo, abbiamo appreso, con ulteriore allarme, le notizie dei progetti governativi in merito alla possibilità di attenuare il sovraffollamento delle carceri italiane, mediante la custodia degli arrestati nelle celle disicurezza situate all’interno delle questure e delle caserme delle forze del’ordine, per gli arrestati in attesa del processo per direttissima. Se è vero che da un lato ciò consentirebbe, di fatto, di evitare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” nelle carceri, è anche vero che, tale provvedimento, produrrebbe anche nefaste conseguenze che l’Ugl Polizia di Stato reputa estremamente negative per diversi ordini di motivi.
Innanzitutto, non si può non prescindere dalla grave e sempre più acuita carenza di organico delle forze dell’ordine; insufficienza di personale che, oggi, solo per quanto riguarda la Polizia di Stato, si attesta intorno alle 14.000 unità e che, anche grazie alle incertezze e alle paure ingenerate perfino sui diritti acquisiti, è in continua crescita.
Ebbene, in questa situazione “ospitare” gli arrestati per 48 ore nelle celle di sicurezza degli uffici di polizia provocherebbe un ulteriore notevole dispendio di personale che oggi nessuna questura potrebbe sostenere senza farne pagare le spese alla sicurezza della cittadinanza. Basti pensare, ad esempio, a cosa accadrebbe nelle piccole questure dove oggi escono con fatica due volanti per turno.
Dover piantonare un detenuto nelle celle di sicurezza costringerebbe una delle due volanti a fermarsi dentro la questura e ciò provocherebbe una ulteriore carenza di personale nell’azione di prevenzione e repressione dei reati, per non parlare poi dei commissariati distaccati dove oggi esce una sola volante per turno. In quel caso, per piantonare un solo arrestato verrebbe, di fatto, annullato il controllo del territorio per 48 ore. E se poi gli arrestati fossero più di uno?
Magari due o tre, la situazione diverrebbe ancor più incontenibile.
Il secondo ordine di motivi, non tecnico-operativo, è di natura umanitaria.
Oggi, infatti, le celle di sicurezza non sono assolutamente idonee a ospitare con continuità un arrestato: non sono previste strutture igieniche adeguate, né per la ristorazione né per l’assistenza medica, non ci sono letti, mancano coperte e lenzuola. Insomma, non sono né strutturate né attrezzate per detenere una o più persone per diverse ore o per una notte. Possono, al massimo, ospitare una persona il tempo strettamente necessario alla redazione degli atti di polizia giudiziaria.
In definitiva, stante l’attuale situazione sia d’organico sia organizzativa, sarebbe veramente impossibile mettere in pratica una misura di questo tipo senza violare una seriedi principi fondamentali pur perseguibili da uno stato di diritto.
In definitiva, stante l’attuale situazione sia d’organico sia organizzativa, sarebbe veramente impossibile mettere in pratica una misura di questo tipo senza violare una seriedi principi fondamentali pur perseguibili da uno stato di diritto.
Ci pare, in estrema sintesi, che la cura paventata per cercare di lenire un problema sia peggiore del male stesso!
Pertanto, l’Ugl Polizia di Stato auspica una più attentamente e meno emotiva valutazione di tutti gli interessi in gioco per tutte le motivazioni sopra esposte, in modo da non penalizzare ulteriormente l’arduo servizio che, quotidianamente, già tra mille difficoltà, i poliziotti svolgono con costante passione e dedizione.
Distintamente.
Il Segretario Generale
Valter Mazzetti




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